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  • Immagine del redattoreMaria Teresa Lombardo

Energie Rinnovabili: uno sguardo critico. Dai NO della politica all'ostruzionismo dei comitati.


Prima che l'emergenza sanitaria Covid-19 facesse irruzione nelle nostre vite si faceva un gran parlare di Energia e di Ambiente.

Greta Thunberg era il personaggio dell'anno gli studenti - un po' mossi dallo spirito ambientalista ed un po' ingolositi dallo sciopero scolastico - rivendicavano il proprio futuro.


Un movimento globale, dall'indiscusso merito di aver evidenziato come i giganti dell'economia fossero anche gli orchi a cui dobbiamo la distruzione degli equilibri del Pianeta. 


Da qualche anno - nell'ambito della mia attività di comunicazione per un

a storica realtà nel settore dell'energia rinnovabile - mi occupo di promuovere una corretta informazione sui benefici ed i limiti del mercato energetico. In particolare, ritengo che possa essere utile usare questo spazio per fornire alcune informazioni e muovere alcune critiche costruttive ad un ostracismo ingiusto che limita le imprese del settore.


La politica del NO


- No - Perché no? - Perché no.



Una conversazione apparentemente infantile che è specchio di una cultura ormai diffusa nel Paese: la cultura del "NO".

Una cultura che nasce da ideologie ecologiste ed in nome dell'ambiente ma che di fatto impedisce la realizzazione delle opere necessarie a tale tutela. Sembra un paradosso invece è la realtà di quanto sta avvenendo, in tema di energia rinnovabile ed emergenza rifiuti.


Siamo tutti concordi sulla necessità di prevedere uno smaltimento a basso impatto ambientale, accompagnato da politiche di produzione che limitino imballaggi di difficile smaltimento. Parlando in termini quantitativi, anche il cittadino più attento produce circa 0,3 tonnellate di rifiuti l'anno, si rende necessario dunque provvedere al loro smaltimento per non mettere a rischio la salute pubblica.

Davanti alla problematica crescente gli esperti hanno proposto molteplici soluzioni.

Impianti biogas e biometano? NO. Inquinano! Discariche? NO, inquinano. Termovalorizzatori? No, inquinano. Trattamenti meccanici e compostaggi? No!

Oppure sì, ma non qui, non in questa zona, non in questa Regione, non in questo Paese.

Perchè in questo Paese accanto alla sempre più rara cultura del "fare" si è diffusa la politica del "non fare".


A questa cultura del "No", promossa da una certa politica e sostenuta sul territorio dai vari comitati ostruzionisti, dobbiamo uno stato di inerzia. Abbiamo un problema, un'emergenza rifiuti oggi sentita maggiormente solo in certe zone d'Italia destinata a crescere esponenzialmente ma non vi è la volontà di trovare soluzioni.

Questo condurrà nel medio termine ad un esponenziale aumento dei costi di gestione dei rifiuti che penderà sulle tasche del cittadino, nonché ad una sempre maggiore difficoltà di logistica con la conseguenza di avere città letteralmente deturpate (come già accade in alcune zone anche della Capitale). Quando questo accadrà saprete che la causa non sarà imputabile alla mancanza di soluzioni ma a chi, potendo attuarle, ha preferito bocciarle tutte.


Non si tratta di una polemica ma della volontà di informare di come tali decisioni, che implicano necessariamente delle ricadute sul benessere della collettività, vengono sovente rimandate e liquidate con opposizioni sommarie.



Chi può scegliere sovente procrastina la decisione pensando di sfuggire alle conseguenze ed alle proprie responsabilità, in questo contesto si muovono indisturbati i manifestanti del NO.


Superficialità e pressappochismo, disposti a bloccare un Paese pur di non scegliere, in errore proprio perché ormai asserviti ad una logica di inerzia e di opposizione fine a se stessa.


Non si potrà parlare di libertà di impresa e di innovazione fintanto che sussisteranno condizioni immotivatamente ostili, tali da mettere a serio rischio la salute dei cittadini e generare altissimi costi per la collettività limitando l'ingresso sul mercato di fonti rinnovabili.



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